Cancel culture o Involuzione del Politically Correct 2.0?

Ultimamente, si sente molto parlare di Cancel culture. Ma cosa è davvero? E a quali conseguenze pratiche può portare l'utilizzo inappropriato del termine, se riferito nei diversi contesti sociali e culturali? Capire la differenza tra la censura e libertà resta un punto nodale nella società moderna.



Se ci pensiamo bene, oggigiorno nessuno è davvero immune dal concetto della "cultura della cancellazione". Basti infatti pensare al potere Sovrastale dei Social dopo gli accadimenti di Capitol Hill, che hanno bannato l'ex Presidente Americano Donald Trump. Ma l'azione di cancellare qualcuno dai Social, come ha fatto Zuckerberg nei confronti di Trump, è solo uno dei numerosi esempi dove le "voci dissonanti dal coro", sono spesso confuse ed etichettate a priori come negazioniste o complottiste, escludendole in concreto dalla "Politically and Social correct community".

Nell'ipocrita illusione generale di indicare una sola categoria di buoni e di cattivi (cioè di politicamente corretti e non) è necessario però comprendere il motivo di tanto accanimento verso chi argomenta opinioni diverse dal mainstream stabilito.


La terminologia del "cancel culture", che sta mobilitando la discussione pubblica ovunque nell'ultimo anno della pandemia, ritrova il suo apice proprio nel bel mezzo del terremoto sanitario ed economico con la pubblicazione di una lettera aperta della Harper's Magazine, scritta da schiere di famosi intellettuali, il cui fine è di creare una profonda spaccatura sul significato evolutivo del termine di "censura" ai tempi del Covid.

La difesa del mantenimento della "libertà di parola" è senza dubbio il messaggio centrale di tale lettera, affinché essa, come essi sottolineano: "resti viva e vegeta" e che "non venga schiacciata dal conformismo del politically correct e dall'opposizione verso chi non è allineato al mainstream divulgativo".


La lettera sulla giustizia e il dibattito aperto


Dalla pubblicazione della famosa lettera dell'Harpers's Magazine, pubblicata lo scorso 7 luglio 2020, sono stati molteplici i fatti che hanno confermato ad oggi le delicate tematiche sulla libertà di parola, giustizia e discussione aperta, espresse nel loro accorato appello. Ricordiamo in particolare il seguente fatto tra tutti:

  • di Donal Trump e Jair Bolsonaro che vengono addirittura banditi dai principali Social Network.

Sulla questione della libertà di parola e del dibattito aperto mossa proprio dalla Harper's letter e dai 153 intellettuali, (tra cui Noam Chomsky, JK Rowling e molti altri) la rimostranza collettiva rimarca appunto l'atteggiamento tendenzialmente pericoloso del cosiddetto "politically correct", in cui il confine sull'impegno e rispetto morale verso alcune categorie di persone risulta piuttosto labile, nel momento in cui non si intende prendere in considerazione anche le altre opinioni, non propriamente allineate al pensiero generalizzato.


Di conseguenza, l'opposta frangia costituita dai cosiddetti "politicamente scorretti", etichettati anche come sostenitori reazionari o demagoghi della qualsivoglia destra o sinistra, divengono altresì il gruppo da non seguire e pertanto da cancellare dal medesimo dibattito generale in corso. Nella infausta colpa di non essere allineati al pensiero unico dominante, coloro che decidono di alzare la voce contro lo spettro conformista, annidato subdolamente nel contesto sociale e culturale galoppante, sono recriminati a loro volta di risultare antidemocratici ed irrispettosi, per non accettare le regole di uno scambio filisteo che considera solo le opinioni uniformi ed eterogenee.


Nel mentre, la famosa lettera indica lo spartiacque invisibile tra il politically correct e censura così argomentata: "Potenti proteste per la giustizia razziale e sociale stanno portando a richieste attese per la riforma della polizia, insieme a richieste più ampie per una maggiore uguaglianza e inclusione in tutta la nostra società, non ultimo nell'istruzione superiore, nel giornalismo, nella filantropia e nelle arti. Ma questa necessaria presa di coscienza ha anche intensificato una nuova serie di atteggiamenti morali e di impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e di tolleranza delle differenze in favore del conformismo ideologico."



Il revisionismo storico e la Damnatio memoriae moderna

„Il migliore argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.“
Winston Churchill

Durante l'ultimo anno, da quando è iniziata la pandemia, si sono verificati purtroppo moltissimi fatti deplorevoli ovunque nel mondo, in cui sono state prese di mira alcune statue del passato con atti di ferocia deturpazione, che stanno scuotendo l'opinione pubblica sul nocciolo del discorso, con la crescente divulgazione di cancellare la storia e tutti gli errori del passato, sia nelle piazze che nelle università, (per prime) per azzerare tutto.

I casi più eclatanti sono:

  • La statua di Winston Churchill: la nota statua del primo ministro inglese posta in Parliament Square a Westminster di Londra, ha subito ben due atti di vandalismo con la medesima scritta di "Racist"; prima dai contestatori del movimento "black lives matter" e poi dagli attivisti del "Extinction Rebellion" per il cambiamento del clima;

  • Film di Via col Vento: il capolavoro cinematografico del 1939 che vinse ben otto Oscar, dopo l'omicidio di George Floyd e le innumerevoli proteste, viene addirittura rimosso dalla piattaforma HBO Max, perché ritenuto offensivo verso l'etnia di colore. Poi viene inserito nuovamente attraverso un disclaimer evidenziato dal Magazine Variety, che indica che "il film nega gli orrori della schiavitù".

  • Statua di Cristoforo Colombo: il suo monumento viene abbattuto durante una protesta anti-razzista a Minneapolis negli Stati Uniti, perché considerato fautore della colonizzazione bianca negli States.

L'azione di cancellazione della storia che si riversa attraverso i brutali ed insensati atti vandalici come sopra, richiama alla già nota condanna alla memoria della damnatio memoriae, già presente nella Roma Antica, in cui tutti i documenti di una determinata persona venivano cancellati (basti pensare alle sorti di Nerone e Calligola); si ha pertanto l'impressione che la pena inflitta dagli antichi romani sia ritornata nei tempi attuali in una modalità aggiornata, in cui:

  • Al traditore, viene data una punizione esemplare con l'esclusione a livello Social, (lontano così dalla cerchia che conta);

  • Come nel caso delle statue di Churchill, Colombo e del film Via col vento, si vuole colpire duro a determinate ideologie di alcuni periodi storici, capovolgendo l'immagine brillante e pressoché positiva di taluni in accezioni negative, e cioè di meri nemici della patria e traditori della democrazia, libertà ed eguaglianza.

Vi è poi un altro punto importante che andrebbe pur se velocemente analizzato, che riguarda proprio la tendenza iconoclasta e dell'incauto favoritismo di distruggere ciecamente e di nascondere le prove dell'esistenza e ruolo della storia umana.

  • Il revisionismo storico, che si manifesta come ulteriore pericolo annidato tra la cancellazione della cultura e la damnatio memoriae, mette sullo stesso piano del dibattito le diverse ideologie e periodi storici, senza considerare le innumerevoli variabili del tempo e dello spazio del singolo evento preso in esame (vedi per esempio: il Comunismo, il Fascismo ed il Nazismo). Nello stesso calderone della cancellazione, la comprensione dei fatti non viene analizzata, ma semplicemente rimossa. Invece, la storia serve per il confronto lucido degli eventi sommariamente simili, ma vivamente opposti, affinché i fatti non si ripetano come in passato.


Il ruolo educativo dell'informazione e della scuola



Il libero scambio di opinioni è chiaramente il fulcro di tutta la questione riportata nella lettera dell'Harper magazine. Nel quotidiano, viviamo continuamente situazioni di scelta tra:"essere politically correct oppure no".

Se ci troviamo al supermercato e qualcuno ci fa un apprezzamento per il nostro cane, e magari gli diciamo che lo abbiamo comprato anziché preso al canile, ecco che la censura cade dura e diretta sulla nostra testa, dove le parole colme di giudizio echeggiano: "ah, i cani vanno presi al canile e non comprati, perché ci sono tantissimi canini abbandonati che hanno bisogno", e allora presi dall'imbarazzo o dall'ingenuità, spesso rispondiamo: "ma quando nascono, tutti hanno bisogno di affetto, anche quelli comprati."

L'esempio posto è solo uno tra un milione, per chiarire due concetti che sono facilmente verificabili, come:

  • Il trovarsi con persone che sentenziano con ostentata repulsione colui che decide di non seguire la tesi del gregge. I cosiddetti gregari, che accettano di vivere passivamente nel comfort psicologico e dal condizionamento totale, vedono l'altro come una minaccia per la loro sicurezza e la loro verità accettata (vedi J.P.Sartre) ;

  • Il sentirsi pronti a difendere alcuni valori con il cuore e la mente, è ben diverso dal difenderli tutti a prescindere; analizzare dettagliatamente le dinamiche implicite che hanno portato a quel momento invece di accettarle incondizionatamente per vergogna di tradire il gruppo dominante, è invece un atteggiamento non comune e fuori dalla teoria del gregario.

Scuola e media, hanno la responsabilità ed il dovere di far uscire l'individuo dall'uniformità gregaria attraverso una formazione ed incentivazione al libero pensiero e di espressione; mentre è invece sempre più tangibile un'uso crescente di censure illiberali ed ipocriti conformismi negli ultimi tempi, che fa altresì accrescere la confusione generale e la conseguente passiva accettazione dei fatti.


Conoscere la storia è conoscere noi stessi


„Il raro rinoceronte selvaggio sull'orlo dell'estinzione è molto più soddisfatto del vitello che passa la sua breve vita in un minuscolo box, a ingrassare per produrre gustose costolette.“
Yuval Noah Harari

Un tassello importante per uscire dall'oblio cognitivo delle false credenze e dai conformismi della Società attuale, è dato ovviamente dalla conoscenza della storia. Laddove la scuola non riesca a formare i futuri adulti di domani, tocca proprio al singolo prendere l'ardua decisione di capire attraverso lo studio personale della storia dell'umanità, prima di argomentare qualsiasi evento e persona.

Va detto che decidere di percorrere la strada del sapere, è senza dubbio da coraggiosi guerrieri. Pertanto, il viaggio di scoperta sarà fitto di dubbi, domande ed ancora altri dubbi. Ma nell'ampliare la propria conoscenza della storia, impareremo nel contempo a conoscere noi stessi, le nostre forze così come le nostre debolezze. La soddisfazione sarà quindi ampiamente ricompensata.


Per coloro che intendono approfondire, vi è un libro che raccoglie molto della premessa fatta sull'importanza della storia e che si ritrova con "Sapiens, da Animali a Dei", scritto da Yuval Noah Harari, Premio Pulitzer 1998; nel racconto delle tre grandi rivoluzioni della specie umana (cognitiva, agricola ed industriale), vi è l'intento di sottolineare il ruolo centrale della creatività umana e della sua realizzazione sulla terra. Assolutamente da leggere.


Un inclusione democratica basata sul confronto aperto e civile


E' con i Social che sono iniziate le prime stagioni di caccia alla cancellazione di utenti e gruppi ritenuti pericolosi, in quanto troppo anticonformisti e pertanto capaci di innescare movimenti di rivalsa. Poi, i due movimenti globali nati tra il 2018 e 2019, del #metoo ed #every black lives matter, con le successive proteste in tutto il mondo, hanno spinto da un lato il desiderio di una maggior eguaglianza ed inclusione di alcune categorie, e dall'altro, come espresso nella Harpers' letter, hanno aperto il varco a nuovi atteggiamenti morali e di impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e di tolleranza delle differenze in favore del conformismo ideologico.


Ma chi ha ragione, veramente? Di certo, si tratta di una "reale" battaglia, che temiamo sia solo agli inizi, tra :

  • chi lotta per i discriminati, condannando senza pietà tutte le persone che non sono d'accordo;

  • e chi vuole mantenere saldo il proprio posto di intoccabilità nel ruolo del "dico quello che voglio"e pertanto non vuole essere contraddetto, cosa che invece è possibile adesso.

Secondo il punto di vista di OP, la verità risiede spesso nel mezzo, in quanto:

  • chi ostacola un altro a non esprimersi è da considerarsi un conformista ideologico, pur se con le più alte aspettative di inclusione possibile. In termini pratici, entrambi sono facce della stessa medaglia, in cui uno ostacola l'altro in forme diverse, ma con il probabile fine di far prevaricare la propria posizione sull'altro.

Nella distorta dialettica dei due comunicanti che parlano la stessa lingua ma senza ascoltarsi profondamente, ritroviamo tutta quella cieca illusione di aver già capito tutto dell'altro, giudicandolo a priori, ma mai senza cercare di imparare qualcosa di nuovo attraverso l'ascolto, appunto. Potremo aggiungere che il sospetto di un crescente pensiero unico echeggia dunque in entrambi i fronti, anche se con voci apparentemente distinte. La Cancel Culture si muove ovunque, e mentre prima riguardava solo i dibattiti di intellettuali riguardo il Covid, ogni situazione diviene ambito di sfogo e di protesta, contro chi non la pensa come noi; e ci allontaniamo subito se il confronto si fa aspro, senza invece provare a intrecciare un dialogo sincero e profondo, in cui lo scambio di opinioni, dovrebbe essere un opportunità per entrambi gli interlocutori e non una sfida a chi ha la totale ragione.


Il Disaccordo civile come nuova frontiera democratica ?

"Io so di non sapere". Socrate

Non ci sono dubbi che il confine in cui si muove la Cancel Culture è particolarmente labile e pericoloso, ma che offre altresì degli spunti interessanti di ombre e luci, quali:

  1. La forma involutiva del politically correct, è profetizzata da coloro che vanno in difesa totale di alcune categorie, escludendone però delle altre se non addirittura rifiutandole (come per la libera espressione di parola e pensiero di scrittori, artisti ed intellettuali in genere);

  2. Prende forma un nuovo desiderio di inclusione e di dialogo profondo verso quelle minoranze che prima non venivano neanche considerate e che adesso finalmente cominciano a farsi sentire grazie al potere distintivo dei Social.

Cosa hanno di buono entrambi le fazioni (se così le vogliamo chiamare) sono le migliori intenzioni messe sul campo, per far comprendere la propria posizione. Ma l'assoluta cecità e sordità nell'ascolto dell'altro, è un presupposto difficile da cui partire per stabilire un nuovo punto d'incontro. Ecco che allora servono alcuni parametri condivisibili da entrambi i lati, in cui il disaccordo civile possa divenire il luogo o frontiera democratica, in cui il dialogo è l'unico possibile vincitore. Tra l'eccesso di ottimismo di creare inverosimilmente una società pressoché omogenea e piena di filtri, come spesso invocano gli stessi social ad usare, ed il troppo pessimismo dall'altro che induce ad escludere qualsiasi opzione, se non la peggiore a secondo del caso, vi è una via di mezzo che predispone di alcuni vantaggi, se tutti noi iniziamo a riconoscerne le potenzialità, quali:

  1. Dialogo inteso come disaccordo civile, che accoglie le varie sfumature del discorso intrapreso;

  2. Considerazione dell'opinione individuale ma anche di quella collettiva, come fruibilità dell'accettazione e non della censura a priori;

  3. Mettersi nei panni dell'altro, è sempre il modo migliore per comprendere se il nostro punto di vista è influenzato dall'esterno o se semplicemente è "farina del proprio sacco";

  4. Predisposizione nel ricondurre ogni forma di dialogo verso un punto d'incontro in cui l'altro possa essere compreso e nel contempo possa essere compresa ed accettata la nostra posizione.

La libertà di pensiero, promossa dal grandissimo filosofo Socrate, che fu condannato a morte per aver divulgato liberamente le sue idee, è un primo e fondamentale spunto di riflessione a tutta la questione attuale sulla cultura della cancellazione, così come per la censura che sulla possibilità di un dialogo più perforante rivolta ad un determinato gruppo. O nell'esclusione delle parti non conformanti al pensiero dominante, con un dettaglio che non sfuggirà certamente ai più arguti: e cioè che la sana e vera conoscenza, è una continua ricerca tra dubbi e finte certezze, in cui l'unica verità resta quella di "sapere di non sapere". L'ideale punto di partenza, quindi, che serve per ragionare e liberare così la propria libertà di pensiero e di parola.


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"Sapiens, da Animali a Dei",di Yuval Noah Harari.

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