HOLD UP: il Documentario francese che va contro il Covid19


Diventato subito virale su internet, "Hold Up" è un film controverso che rivela una verità (alternativa) sul Covid19. Non mancano le polemiche ed i sostenitori famosi; tutti all'inseguimento della verità, a tutti i costi.


Attraverso il passaparola su Whatsapp, Social e lo sponsor di alcune famose attrici come Sophie Marceau, dallo scorso 10 Novembre sulle piattaforme Vimeo ed Odysee (non più disponibili) è uscito il Film Documentario, “Hold Up, Retour sur un Chaos”, che è già un piccolo grande fenomeno, dato che in pochi giorni dall'uscita, è stato visto da ben oltre 2,5 milioni di persone su internet.

Il contenuto del film cha ha spopolato in Francia, riguarda ovviamente la pandemia da coronavirus, che a giudizio del regista ed ex giornalista di TF1, Pierre Barnérias, si tratta di un "vero e proprio complotto globale indetto dai governi, dai media e dai potenti del mondo, per diminuire nel concreto la popolazione mondiale".

Ma perché sta facendo discutere così tanto? Cerchiamo di scoprirlo in questo approfondimento dell'OUTSIDER POST.



Film Verità o Negazionista ?


“All'inizio, il tono suggerisce un sano scetticismo e una critica. A differenza dei tipici video di cospirazione, il film si prende il suo tempo prima che il pensiero cospiratore si metta in moto".

Sylvain Delouvée (Researcher)


Innanzitutto, il film"Hold Up" finanziato da Ulule, sito Crowfunding numero 1 in Europa, cerca di mettere in luce le ombre della politica sanitaria francese nella gestione della Pandemia, "che applica la sua logica d’azione sostenendo innanzitutto l’area della malattia, in quanto più proficua, e mettendo in secondo piano quella della salute".

Le tante figure che intervengono nella pellicola di “Hold Up”, raccontano la loro competenza ed esperienza di settore, sollevando alcune questioni delicate su:

  • numeri, mascherine, esposizione del virus e molto altro.

L’ipotesi che prende forma durante la pellicola, è quella della cospirazione globale, sviluppata per portare il mondo ad un numero nettamente inferiore di persone e per favorire la salvaguardia stessa del pianeta e una migliore qualità della vita. Come espresso nell'interessante articolo del France24.com, vengono argomentati vari livelli di contenuto sulle cause del virus attraverso la formula delle interviste, senza mai approfondire il dibattito su un singolo aspetto e che dia allo spettatore il tempo di pensare.

Sylvain Delouvée, ricercatore in psicologia sociale all'Università di Rennes 2 sottolinea infatti che:"il film utilizza tutti i codici del documentario d'inchiesta con musica angosciante e convocazioni di esperti. Ma non è un documentario giornalistico!".


Si tratta dunque di un film verità o negazionista? Difficile dirlo, dato che non vuole negare l'esistenza del virus, a detta di Luc Montagnier (Nobel 2008 per aver partecipato alla scoperta dell'AIDS) ma intende ribadire il catastrofico errore del "virus scappato dal laboratorio", che serviva per un vaccino contro l'HIV.

E mentre il mondo Social condivide ampiamente la pellicola, favorendo al grande successo del documentario, in tempi così incerti in cui viviamo, il film pretende pertanto di rivelare delle risposte certe ed ovvie, senza che vengano confermate da alcuna prova realmente tangibile.

E questa è l’unica vera (e grande) pecca di questo piccolo Film controverso ma certamente scomodo, nella misura in cui si è sviluppato e reso virale su internet, anche dopo la censura sulla visione del documentario.



I Francesi e quella Rivoluzione mai conclusa


“Non c’è una fine; le rivoluzioni sono infinite".

Yevgeny Zamyatin


Da sempre i francesi, si sono distinti nella storia per aver creduto e lottato spesso fino alla morte, nei valori di libertà, fraternità ed eguaglianza. Dalla Rivoluzione Francese, passando per i ben noti moti sessantottini, fino aI nostri giorni coi gilet gialli (del Collettivo "Force jaune"), sono tanti gli esempi che riconfermano un popolo certamente coraggioso, anche se a volte complesso da comprendere. Nel concetto di scoperchiare un sistema, i Francesi dimostrano di essere sempre un passo avanti rispetto agli altri paesi europei. Se ne ammira soprattutto la determinazione ed il persistente desiderio della verità a tutti i costi; nell’integrità di un pensiero controcorrente in difesa dei pieni diritti e delle libertà dell’uomo.



“Le rivoluzioni più clamorose non fanno rumore".

Alessandro Morandotti



Altro non è che "La Passion Francaise", traducibile con "il coraggio", sintetizzato da modalità litigiose e non certo remissive nei confronti del potere, che portano a conseguenze inaspettate e persino pericolose, a volte , e che si percuotono anche a livello internazionale.

Forse, questa certa sicurezza o sfrontatezza nell’andare diretti alla fonte del problema, che viene spesso erroneamente fraintesa dai media, è comunque un monito che sottolinea un dato importante: e cioè che la rivoluzione non è mai finita davvero per i francesi.


Ora che siamo al centro di una guerra pandemica, è proprio lo stesso Pierre Barnérias a sollevare nel documentario la questione del coraggio, della verità e dell'identità nazionale: "vale la pena capire perché ciò sta succedendo e perché tutti i governi si stanno movendo in coro, esclusivamente in nome della cosiddetta salute".



Il coraggio di metterci la faccia


“Il guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia.”

Paulo Coelho


Il coraggio, come Fil Rouge di questo approfondimento e della natura francese in generale, in tempi di Covid, si ritrova attraverso il sostegno "incondizionato" di alcuni volti noti del Cinema di oltremanica, come Sophie Marceau, Juliette Binoche, Marion Cottilard. Ribadiamo che nel mettere la propria faccia e condividere il personale parere sui social, dimostra una certa dose di ammirevole coraggio non comune. E se tale coraggio nel dire cosa si pensa, dovrebbe essere inteso come un diritto fondamentale dell'espressione libera ed individuale, (il che meriterebbe rispetto), le polemiche non sono certo mancate.


Tra tutte, quale paladina del film è stata appunto l’attrice Sophie Marceau, che ha incentivato a vedere il documentario tramite diversi messaggi espressi su Twitter e su Instagram. Vale lo stesso per Juliette Binoche, che ha addirittura usato dei termini più espliciti sulla "responsabilità che ognuno di noi possiede, per poter uscire da questo enorme inganno tirannico del sistema ed invertire la rotta".

L'altro premio Oscar Marion Cottilard, che aveva contratto il virus lo scorso maggio, aveva già ironizzato in passato sullo storico atterraggio sulla luna, dicendo che: «l’uomo ha davvero camminato sulla Luna? Ho visto non pochi film su questo e davvero me lo chiedo. In ogni caso non credo a tutto quel che mi dicono, questo è sicuro», è al momento è la testimonial dell'ultimo spot Chanel n°5, girato in un set dove danza sulla Luna.



Ma non dimentichiamo tutte quelle personalità nel mondo della scienza, della medicina e della politica che sono intervenute nella pellicola per dire la loro versione "a favore" dell'ipotesi di Pierre Barnérias, tra cui:

  • Michael Lewitt (premio Nobel per la Chimica); Luc Montagnier (premio Nobel per la Medicina, virologo); Alexandra Henrion-Caude, (genetista e direttore della ricerca presso l'INSERM nell'ospedale Necker) e moltissimi altri nomi.

Va rimarcato, ancora una volta, quanto sia poderoso il coraggio dimostrato dalle molte autorità di vari settori, nel pronunciarsi a viva voce per esprimere affermazioni spesso opinabili a discapito del proprio successo professionale e della riconosciuta credibilità personale.


Se la terza guerra mondiale sarà tra classi sociali?


“La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe.”

Karl Marx


Il timore più grande che psicologi, sociologi e ricercatori scientifici, (non solo quelli intervistati nel film francese), riguarda soprattutto la crescente guerra tra classi.

Dal Lockdown, appunto, la situazione economica globale è disastrosamente peggiorata ovunque, con l’innalzamento del numero dei poveri, che difatti divengono sempre più poveri ed i ricchi enormemente ricchi. E questa non è certo una novità: la storia ci insegna che le lotte tra classi sociali, sono una delle catastrofi maggiori per l’uomo, perché dividono; e laddove vi è una divisione, se ne creano altre:

  • tra donne, tra uomini, tra donne ed uomini, generazionali, etniche, religiose, etc.


Nell'intervento della sociologa Monique Pinçon-Charlot, che successivamente ha preso le distanze dal film, perché non si è dato abbastanza spazio alle sue teorie del complotto, ha comunque ammesso che: "Per me, siamo nella terza guerra mondiale. È una guerra di classe dei più ricchi contro i più poveri del pianeta. E in questa guerra di classe, come fecero i nazisti tedeschi con la seconda [guerra mondiale], c'è un olocausto che eliminerà senza dubbio la parte più povera del pianeta, cioè 3,5 miliardi di esseri umani, di cui i ricchi non hanno più bisogno per sopravvivere sul pianeta".


Si potrebbe allora dire che lo scopo più alto che si racchiude nel film, è forse quello di esortare le persone ad acquisire una maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo per far ritrovare la retta via all'umanità a fine di unire sinceramente tutti gli individui.



Uno, nessuna e centomila verità sul covid


Le controversie reali intorno al virus, creano ovviamente verità alternative e pressoché plausibili agli occhi delle persone che guardano "Hold up", ed accettano con rinnovata speranza le risposte emesse nel documentario sul Caos del Covid19.

A tal proposito, il noto quotidiano francese de Le Monde, ha cercato di rispondere alle varie questioni sollevate dalla pellicola, per metterne in evidenza le varie incongruenze con la realtà contestuale, che a detta del giornale, risultano approssimative e false.

Ecco in sintesi, alcuni punti salienti della discussione:

  • Tutte le misure sanitarie sono messe in discussione: il contenimento non avrebbe ricevuto gli effetti sperati nel periodo di diffusione del virus (dai dati INSEE espressi tra il 1 Marzo e 30 Aprile) e che i numeri non sono superiori agli anni precedenti. "Le Monde" risponde nel precisare che le misure di Lockdown non sono immediate e servono parecchie settimane per arrivare al picco di "mortalità".

  • La Svezia e la strategia parziale del "Laisser-faire": il film dimostra che l'esempio della Svezia, ad aver utilizzato una gestione sanitaria atipica (cioè non intervenendo), è conferma che il Covid non è poi così pericoloso. La replica de "Le Monde", non tarda ad arrivare, tanto che i numeri non sono poi così idilliaci come raccontati (600 morti a Novembre, con 1 milione di abitanti), ma la Svezia ha usato le raccomandazioni rispetto all'obbligatorietà di altri paesi.

  • Campi d'internamento in Canada: il documentario conferma la costruzione di campi d'internamento, in cui il parlamentare canadese Randy Hillier apre la discussione al parlamento provinciale. Ma "Le Monde" precisa che l'intervento era una domanda e non una proposta, mentre i presunti campi sarebbero in realtà delle stanze di albergo usate in caso di emergenza per i malati Covid. Trudeau ha poi presentato una denuncia per tale campagna di disinformazione.

  • Il presunto brevetto della malattia Covid-19, già nel 13 ottobre 2015: il Film rimarca sulla data iniziale del brevetto che riguarda l'esistenza del Coronavirus già nel 2015. Ma pur confermando il documento, "Le Monde" specifica che le aggiunte sono datate solo il 17 maggio 2020 con "la versione aggiornata"e non prima, mentre quella del 2015 è solo la data di deposito del brevetto iniziale.



Il coraggio cittadino


Ancora una volta, è il coraggio che spinge il punto di vista alternativo ad emergere, stimolando lo spettatore a pensare, analizzare e semmai a dubitare.

E proprio questa è la forza trainante del Film che accettiamo di buon grado. Anche se non ci sono ovviamente prove conclusive sulla verità del virus, l’opinione diversa che non si allinea con il mainstream, è senza dubbio una mossa vincente; un monito ingegnoso che apre a scenari anticonformisti il cui il messaggio è: che la libertà di pensiero e di parola è viva e vegeta, e non può essere imbavagliata con la mascherina, come vuole far intendere lo stesso Pierre Barnérias con la sua opera filmata.

Pertanto, nell'attesa di ulteriori teorie sulle cause del Covid, la cosiddetta verità nascosta (qualunque essa sia) è ancora troppo lontana per essere cercata, ma almeno qualcosa si sta muovendo in quella direzione. E "Hold Up" apre almeno al dibattito critico, di chi crede e di chi ci vede solo fake news.



OUTSIDER POST ripone le sue aspettative più alte nel pensiero critico, e cioè nel dubitare per argomentare la propria verità che è solo un opinione riconoscendone gli errori in modo corretto. In questo NOI crediamo.