Covid, si alla distanza fisica. Ma no al distanziamento "sociale".


Se il Social Distance diventa una necessità in tempi di Covid, ci sono altresì regole sociali che vanno rispettate e che sono ugualmente importanti, per la nostra salute. Come quella psicofisica.

Potremo dire altresì che il cuore non conosce la distanza. Ma nel significato dell’espressione di “distanziamento sociale” si collocano alcune distinzioni di cui vale la pena approfondire, visto l’importanza che tale termine sta acquisendo negli ultimi tempi con il Covid19, con nuove connotazioni non solo sociali, ma anche di tipo psicologiche ed economiche.


“Una distanza materiale non potrà mai separarci davvero dagli amici. Se anche solo desideri essere accanto a qualcuno che ami, ci sei già.”

RICHARD BACH


Innanzitutto, quando ci si riferisce in generale alla locuzione di “sociale”, abbiamo un immagine istantanea della comunicazione che avviene tra due o più persone tramite il contatto fisico (es. con la stretta di mano) e di altri riferimenti relazionali come: l’interscambio, legame e senso della comunità, tanto per citarne alcuni. Essere un tipo sociale, quindi, può considerarsi certamente una cosa positiva; ma quando ci si trova in mezzo ad una pandemia, la prospettiva di tale condizione "sociale" cambia drasticamente e l’altro può trasformarsi in una minaccia concreta, se ci affidiamo al modello classico della socialità. In conseguenza, ci si affida sempre più ai Social, che oltre a divenire inconsapevolmente il nostro alter ego, sembrano essere l’unico modo per poter comunicare con l’altro.



Superare gli equivoci del Significato "Sociale"


“Vada superato, in questo tempo di pandemia, il concetto di “distanziamento sociale” a favore del concetto di “distanziamento fisico”. (OMS)

In soccorso ad una chiarificazione del famigerato “distanziamento sociale” come misura restrittiva principale, (insieme alla mascherina e di lavarsi spesso le mani) per evitare il contagio del virus, si espone addirittura l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostenendo che: “vada superato, in questo tempo di pandemia, il concetto di “distanziamento sociale” a favore del concetto di “distanziamento fisico”. Tale doverosa spiegazione da parte dell’OMS, non elimina purtroppo gli equivoci espressi tra distanziamento sociale e quello fisico, tanto che vi è ad oggi una conclamata:

  • diminuzione delle relazioni sociali a vari livelli;

  • Aumento della diffidenza verso l’altro con una crescente preoccupazione sul futuro, che frena ogni opportunità di apertura e di opportunità nella crescita individuale delle persone.

Anche se l’OMS promuove il rafforzamento dei legami sociali, come un concetto basilare per una buona salute mentale, resta viva la dicotomia tra “distanza fisica e sociale”. L’influenza positiva espressa dalla socialità, acquisisce così una accezione quasi negativa, se viene associata all’uso improprio dello stesso termine “sociale” . Alcune persone, infatti potrebbero travisare il suo significato, interpretandolo più come “la fine della comunicazione” che non come un occasione di “creare e trasformare nuovi e vecchi legami sociali”.




Quando l'isolamento sociale è il vero nemico da evitare


“La salute mentale vale come quella fisica”. M. Van Kerhove

Ecco che distanziamento sociale può divenire allora un chiaro “isolamento” sociale. Comprendere bene l’equivoco semantico tra la distanza fisica (che va considerata esclusivamente in misura di centimetri e metri ) e quella sociale, è fondamentale per l’intera umanità, perché “La salute mentale vale come quella fisica”, come sottolinea anche l’epidemiologo dell’OMS Maria Van Kerkhove durante la conferenza stampa dello scorso 20 marzo, all' inizio della pandemia globale.

A tal riguardo, moltissimi studiosi si sono esposti riguardo una crescente preoccupazione degli effetti che il distanziamento sociale interviene sulle persone sul lungo periodo, con casi sempre più frequenti di ansia, stress e depressione. Le classi sociali più sfavorevoli, poi, sono ulteriormente svantaggiate dalle restrizioni derivanti per frenare tale contagio, dato che non si investe adeguatamente sia nel sociale che nell’istruzione, per poterli aiutare concretamente.


L’emarginazione prende il posto all’ inclusione, favorendo un divario sempre più evidente tra ricchi e poveri. Inoltre, da un report recente emesso dell’Università di Harvard e pubblicato su Science, sulle previsioni della durata del Coronavirus, si evince che la presenza ad intermittenza del virus nei prossimi eventuali quattro anni, sarà qualcosa di cui tenere conto, in cui: “le misure di distanziamento sociale restano quindi necessarie, perché sono l’unico strumento di contenimento del virus, in mancanza di un vaccino o di una cura efficace”.


Recuperare il senso della Comunità


In risposta a tali conseguenze disastrose causate dal Covid19, serve allora un senso di comunità profondo, da recuperare ora per rafforzare il legame tra gli uomini e donne come principale via d’uscita da questa crisi del sistema mondo verso la nascita di un nuovo uomo consapevolmente attento a

Ed ancora una volta, sono certamente i media e l’opinione pubblica che assumono un ruolo fondamentale in questo complesso scenario, affinché il messaggio di delucidazione tra “fisico e sociale” arrivi correttamente a tutte le persone.

La promozione di tale importante iniziativa, e cioè nel riuscire a veicolare il messaggio attraverso un linguaggio più appropriato e costante, è necessaria e doverosa, se vogliamo diminuire la reale distanza sociale tra le persone, e per una eliminazione da ogni ambiguità semantica derivante dai due termini in questione.


La responsabilità dei Social, stampa e di tutti NOI


Perciò, sono le istituzioni, i Social insieme all’informazione, i principali attori di influenza al rafforzamento sia del senso di comunità, che del termine di socialità, con due diversi percorsi narrativi:

  • con la pubblicità progresso, per esempio, attraverso l'uso costante di spot televisivi e cartacei, che dimostrino l’importanza dell’essere sociale, e dell’eventuale fraintendimento del termine, con suggerimenti del corretto utilizzo;

  • Con i Media, attraverso la realizzazione di forum attenti alla questione della distanza (in realtà, già iniziate negli ultimi mesi) dove le relazioni a distanza sono un buon modo alternativo per comunicare il disagio attuale comune. Senza dimenticarsi che lo scopo è quello di creare una comunità più sentita, dove gli uomini stanno bene insieme, anche a distanza di un metro.



Un bivio pericoloso per il nuovo Mondo


Dato che la società attuale, sta fondando le sue radici proprio sul distanziamento sociale come unico criterio ai rapporti prevalentemente consumistici e cioè di scambio merci, in linea con un mercato liberistico, (e senza interessarsi mai davvero dell'uomo) potremo sostenere l'idea che il vero pericolo principale deriva soprattutto dalla crescente divaricazione tra popolo ed oligarchia, con conseguente esclusione dei primi, mentre la solitudine con la paura diventano i principali stati emozionali e di comportamento tra individui.

Ecco, che allora ci troviamo ad un bivio. Un bivio pericoloso per l'umanità stessa, dato che l'assenza della società intesa soprattutto come comunità, porterebbe alla cancellazione del "fattore sociale" presente tra TUTTI gli individui, con una perdita del suo significato ed utilizzo. Un termine che potrebbe scomparire per come lo conosciamo oggi, per assumere invece un riferimento puramente teorico ed esclusivamente digitale.


E' adesso, che OGNUNO di NOI, oltre ai Media, alla stampa e all'opinione pubblica, dovrà acquisire consapevolezza e responsabilità, nel pensare e sentire l'altro non più come una minaccia, ma bensì come una possibilità; per ristabilire e rafforzare quella esperienza umana vitale.


OUTSIDER POST consiglia:


"Social Distance: Il Riavvicinamento sociale", di Consuelo Modesti.