SCIENTISMO: DI COSA SI TRATTA E PERCHE' E' COSI' IMPORTANTE COMPRENDERLO.

LA VERA PROTAGONISTA DEI TEMPI COVID è SENZA DUBBIO LA SCIENZA. MA UN CIECO CREDO VERSO TALE METODO, BASATO DA SEMPRE SUL DUBBIO E RICERCA, NON è FORSE UN PO TROPPO?

La scienza, da sempre considerata un metodo o sistema di verifica, si trova attualmente al centro del discorso Covid, per le sue pretese di far accettare alle persone la questione nel suo complesso, attraverso un concreto atto di fede, proprio come succede per la religione, tanto da essere ormai definito come un vero e proprio Scientismo diffuso e pragmatico, che non considera alternative di cura (vedi il ruolo dei vaccini).


Invece di accogliere ed analizzare ipotesi con variabili diverse o di aprirsi a campi nuovi e trasversali, il pericoloso Scientismo dogmatico serpeggia incontrollato, identificandosi come un vero moralizzatore scientifico, con lo scopo di:

  • riuscire a risolvere qualsiasi problema, incluse le necessita morali dell'uomo;

  • non affrontare direttamente il confronto con parti opposte nel dibattito scientifico in corso e di ascoltare altre verità sul tema;

  • far accettare ciecamente l'unica verità proposta ed espressa dalla nuova religione, e cioè dalla Scienza o Scientismo.

La considerazione data nei confronti della Scienza negli ultimi tempi, pone altresì quesiti importanti su cui riflettere oggi; e cioè sul ruolo tangibile che essa rappresenta, ma anche dei suoi limiti e vantaggi, in un mondo che è in continua e rapida trasformazione. Vediamo allora insieme e nel dettaglio quali sono i punti salienti di questa premessa.


LA SCIENZA è LA NUOVA RELIGIONE?

"Esistono due diversi tipi di persone nel mondo, quelli che vogliono sapere, e quelli che vogliono credere."

(Friedrich Nietzsche)




A ricordarci ciò, non è certamente uno qualsiasi, ma bensì è Albert Einstein, che in una delle sue ultime conferenze messe poi in una famosa raccolta di saggi, denominata Out of my Later Years, (solo nella versione In Inglese) ci dice che:

"La scienza è lo sforzo secolare di accorpare in un insieme il più completo possibile i fenomeni percepibili di questo mondo per mezzo del pensiero sistematico, o meglio per dirlo con chiarezza, il tentativo di ricostruire l'esistenza a posteriori attraverso un processo concettuale."

Quindi, secondo il ragionamento "illuminato" di Einstein, il quale ha voluto lasciare un certo margine di ambiguità sul suo personale pensiero riguardo la Religione o realtà di un Dio Personale, si può percepire un certo grado di inquietudine ontologica sulle domande esistenziali a cui la scienza è oggettivamente incapace di rispondere ed in cui la stessa Religione è valida ad affrontare con profonda devozione e convinzione, senza il minino dubbio "sul significato e sulla nobiltà di quegli obiettivi e di quelle mete sovra personali che non richiedono né potrebbero presentare alcun fondamento razionale."


Mentre la Scienza non fa altro che accertare ciò che è, e non ciò che dovrebbe essere, la Religione al suo contrario, non può parlare di fatti e di relazioni tra i fatti, ma solo di fede e di valutare l'azione umana.

Oggi, invece siamo spettatori del loro totale capovolgimento; infatti, si sente spesso dire: "la scienza ha detto, e la scienza dice di fare..", proprio perché la sovrapposizione tra i due ambiti causata dalla forte e reciproca crescente relazione, assume sfumature sempre meno nette, in cui una necessita dell'altra, proprio come citava lo stesso scienziato:

"La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca."
Albert Einstein

L'attuale fiducia viscerale maturata negli ultimi due anni nei confronti della Scienza, è pertanto una delle ragioni per cui sia l'accanimento mediatico di carattere pseudo propagandistico, che l'assenza del dubbio a priori, (non più determinante, in quanto colmato dalla cieca certezza della rappresentazione di un unico fatto), ne divengono i due aspetti principali.

Ciò esclude che, non si necessita alcunché ne delle variabili o ipotesi di cambiamento nel contesto rappresentato (in verità tutte qualità oggettive di essa), e si pone altresì la piena confusione sul suo significato e sul ruolo che dovrebbe occupare, e della negazione a monte della sua limitata e mai dichiarata incapacità di discussione dei molteplici dati e fatti, se non dell'impossibilità di raggruppare la complessità dell'intero fenomeno per giungere ad una unica ed ovvia soluzione.


Laddove i premi Nobel come lo Scienziato (vero) Luc Montaigner, (scopritore dell'AIDS e purtroppo recentemente scomparso) risultano impunemente declassati per le loro tesi perché in netto disaccordo allo Scientismo dominante, appare chiaro che dall'altro lato cresce un forte apprezzamento alla folta schiera di Virologi, Immunologi e tutti quei fautori, che inneggiano ad una sola voce, risaltando una grottesca alterazione della realtà scientifica, che non viene più considerata come continua Ricerca e dubbio impellente, ma come evidente volano di una sola verità immutata ed immutabile sia nello spazio che nel tempo presente e futuro.


I LIMITI DELLA SCIENZA

“le risposte ai problemi aprono sempre la via ad altri problemi ancora irrisolti”
Immanuel Kant

L'implicata acquisizione della Scienza di risultare oggi sia autorevole oltre l'unica autorità credibile e riguardevole agli occhi dell'ingenuo uomo medio, che si aggrappa senza porre opposizione e vede in tale tecnica l'unica ancora di salvezza, pone forse il paradosso principe di tutta la questione, già esplicato da Einstein quando vede di come la scienza prova a parlare di morale allo stesso modo della religione e cioè che:


Alle ragioni morali e pratiche (economiche) legate talvolta a dei principi e domini che la scienza non può superare e ponendo dei limiti concreti d'applicazione, vale la pena osservare alcuni punti interessanti e cioè:

  • che apparentemente la Scienza non ha limiti;

  • che una scienza del futuro può risolvere ciò che non è stato ancora scoperto oggi.

A sottolinearlo è il professore dell'università di Pittsburgh Nicholas Rescher, noto filosofo americano, che con un interessante testo specifico sulla questione di qualche anno fa ed intitolato "I limiti della Scienza", contempla il cosiddetto confine scientifico, mettendo in luce l'importanza che essa rappresenta, e cioè come la principale e miglior proiezione cognitiva della realtà del mondo, ma nel contempo rimarcando i suoi tre aspetti limitanti:

  1. Fallibilità: l'impossibilità di riuscita riguardo la miriade di nuovi problemi derivanti da vecchi problemi, e come riportato dal principio Kantiano della propagazione dei problemi, mette in risalto un limite concettuale invalicabile per la stessa Scienza;

  2. Provvisorietà: dalla nascita di nuovi problemi, la miglior teoria è quella che si esprime pragmaticamente, con l'uso di applicazioni varie, ma che non conducono mai alla verità definitiva;

  3. Contingenza: Nella scienza si esprimono moltitudini di possibilità e circostanze favorevoli, sia per il presente che per il futuro prossimo, ma che risultano "impossibili per principio di inferire dalle caratteristiche che la scienza ha in un determinato periodo, e quale sarà la sua sostanza in un’epoca diversa."

Pertanto, l'argomentazione che Rescher propone sul piano filosofico sul ruolo della scienza nel mondo, si manifesta pressoché attraverso due realtà oggettive:

  1. in ciò che la scienza può o non può raggiungere e non in ciò che la Scienza deve a tutti i costi raggiungere;

  2. Sull'incapacità di essa nel prevedere il futuro così da delinearne una conclusione definitiva ed ultima, traducibile nella garanzia di verità assoluta, riconosciuta e ferma nello spazio e tempo.

Rescher si affida completamente al principio Kantiano, nella convinzione "in cui qualunque soluzione troviamo al problema, possiamo sempre scavare più a fondo, interrogandoci su di essa,"e potremo aggiungere, senza mai abbandonare tale riflessione, visto l'incessante divenire del problema in sé.


LA SCIENZA POLITICIZZANTE AI TEMPI DEL COVID



Oltre a coloro che credono ciecamente nella Scienza, vi è un ampio gruppo che invece pone dubbi e che intravede nella stessa un ruolo nettamente più politicizzante che di ricerca della verità, soprattutto oggi con la questione del Covid e dei vaccini.

A tal proposito, vi è un interessante esperimento effettuato in alcuni college americani, il cui scopo è quello di capire come il pensiero comune rispetto all'idea di una scienza fidata e veritiera viene già subdolamente incorporato nei giovani studenti, ai quali si richiede uno sforzo per analizzare "sinceramente" la seguente domanda, e cioè:

  • perché la gente non si fida della Scienza e degli Scienziati al giorno d'oggi?

Nella domanda vi è ovviamente una conclusione inclusa disponibile, che va a vantaggio della Scienza e non di coloro che non riescono a coglierne i messaggi. Ma allora, coloro che non capiscono la Scienza (e quindi la maggior parte delle persone) si può ritenere poco intelligente?

Il brillante articolo all'interno del blog Alt-Market.us capovolge tale domanda per dare spazio al libero pensiero e per allontanare le persone dal cosiddetto indottrinamento propagandistico, i cui sono bravi soltanto coloro che "pensano dentro la scatola" e che sono d'accordo con insegnanti e Mainstream e quindi anche con la scienza.

"Questo è semplice: Perché molti scienziati sono stati sorpresi a mentire e a travisare i loro dati per adattarli alle conclusioni che vogliono piuttosto che ai fatti a portata di mano. La scienza è spesso politicizzata per servire un'agenda. Questa non è una teoria della cospirazione, questo è un fatto dimostrabile."

Articolo Scritto da Brandon Smith (Alt-Market)


Laddove vi sia un eventuale incapacità nel capire i dati scientifici da parte dell'uomo comune, ciò non deve però giustificare la confusione di trasmissione e vacuità espressa dagli stessi dati presentati in questi due anni, che escludono di fatto qualsiasi informazione negativa rilasciata sui vaccini mRNA, e come sottolineato dall'autore dell'articolo Brandon Smith, incanala la Scienza su un piano completamente diverso dall'abituale, basato prima su ipotesi e variabili continue e diverse, ed ora come sorgente di verità assoluta ed unica analisi; capace di sormontare sia la politica che la religione, con una agenda propagandistica che strizza l'occhio alle Big-Pharm e alla centralizzazione di controllo globale ispirata dal World Economic Forum.

Infine, la provocazione di Brandon Smith arriva diretta come un treno, quando dice che dozzine di studi indipendenti confermano che "il tasso mediano di mortalità da infezione del covid è solo dello 0,27%. Questo significa che in media il 99,7% della popolazione in qualsiasi momento non ha nulla da temere dal virus." Siamo d'accordo, sul fatto che anche se l'Establishment ignora i cosiddetti studi e dati che non piacciono, la Scienza ha il dovere di considerare in toto tutti i dati disponibili, anche a discapito di una lettura univoca deliberatamente omessa dal Mainstream, per motivi ancora oscuri all'umanità.



SOLO UNA QUESTIONE DI OPPORTUNITA'

“Dietro ogni problema c'è un'opportunità.”
Galileo Galilei

Una volta delineato i suoi limiti, ritrovare una logica opportunistica nel ruolo della Scienza (e cosi vale anche per la Religione e la Filosofia tra tutte), dovrebbe essere il primo passo per poterla poi comprendere, così che:

  • Ogni azione e verità si presentino come una proposta di reale contributo al miglioramento delle cose nel mondo e per l'uomo che sceglie di seguire o no tale indicazione.

Dunque, per comprendere ed utilizzare al meglio la Scienza, è indiscutibile una comprensione critica e distaccata riguardo la sua principale valenza, intesa soprattutto come una proposta ed opportunità; innanzitutto lontana è l'idea per cui opportunità vuol dire cancellazione delle libertà individuali e del libero mercato, per garantire solo ad una piccola e potente élite il controllo incondizionato. Senza dimenticare che la peculiarità centrale della Scienza e non certo dello Scientismo tanto acclamato, è appunto di essere un metodo che racconta una delle realtà rappresentate, in un mondo di infinite possibilità ed in eterno cambiamento. Una opportunità da sfruttare al meglio, quindi, ma non la sola ed unica via risolutiva e definitiva al problema, come spesso è dipinta.


Anziché affidarsi all'unica verità raccontata e divulgata, come succede oramai da due anni a questa parte, in cui i Virologi sono ormai visti come degli oracoli o sommi sacerdoti della società moderna, ed in cui ogni giorno le notizie non fanno altro che destabilizzare le persone e far aumentare l'instabilità collettiva, sia sul piano psicofisico che mentale, è arrivato il momento di recuperare il ruolo originario che appartiene alla Scienza, muovendo dubbi e perplessità legittime nella ricerca continua individuale e di lasciare il campo libero alle argomentazioni filosofiche e religiose riguardanti i valori e morale dell'uomo, capaci di interpretare con maggior introspezione e chiarezza questi strani tempi che tutti viviamo.


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