E-scooter Sharing: quando il Monopattino elettrico si crede "sostenibile", ma inquina come un'auto

Gli studi recenti confermano che anche gli e-scooter (Sharing) sarebbero inquinanti. E se lo Smart Mobility aumenta nelle città Italiane, è bene capire i pro e contro di una tendenza, che spesso non fa rima con "responsabilità sostenibile."


Il trasporto alternativo più amato e controverso


A causa del Covid19 e delle conseguenti restrizioni di circolazione nelle varie città Italiane, in giro nelle strade svuotate, si notano sempre più persone che con fare disinvolto sfrecciano sui silurici monopattini, quasi come se venissero dal futuro; e non è un caso, dato che:

  • sono i mezzi ideali per i piccoli spostamenti e si parcheggiano ovunque;

  • non impegnano visto che sono leggeri;

  • non necessitano di una assicurazione obbligatoria, tanto meno di patente, targa o casco;

  • sono pressoché veloci e molto apprezzati soprattutto dai giovani, perché danno quell'aria un pò Cosmopolita, grazie anche allo E-scooter Sharing (Noleggio) tramite Applicazione;

  • essendo elettrici, il pensiero comune è "scelgo la sostenibilità" al posto della benzina.

Ci sono poi i Bonus mobilità mossi dal Governo italiano, che hanno incentivato maggiormente all'acquisto dei cosiddetti "monopattini elettrici", così come le bici, divenendo a tutti gli effetti un mezzo di trasporto alternativo a macchina e motorino. Ma ovviamente, ci sono delle zone d'ombra riguardo il monopattino incriminato, visto che secondo alcuni studi recenti, non risulta così Eco-Friendly come si può presupporre. Anzi. Vediamo allora quali sono gli aspetti negativi del monopattino elettrico, che si crede "Green" ma forse non lo è.



Il monopattino a noleggio fa bene all'impatto ambientale?


“Tutti fighetti sul monopattino. Ma l'uomo vero guida un transpallet."

Anonimo


Chi sceglie il "monopattino elettrico", lo fa innanzitutto pensando al lato "Green", in direzione della sostenibilità e del rispetto verso l'ambiente, visto la totale mancanza di emissioni. Ma recentemente, vi sono alcuni studi che rivelano una verità contraria e sconcertante: e cioè che gli E Scooter (monopattino elettrico incluso) inquinano allo stesso livello degli autoveicoli e motoveicoli a benzina.


Da uno Studio effettuato nel 2019 dall'University of North Carolina, i dati espressi raccontano una versione diversa da quella ufficiale dei "monopattini elettrici" come amici dell'ambiente. Infatti, i risultati mostrano che la produzione e i materiali utilizzati sono responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2 del ciclo di vita degli E-scooter, seguiti poi dalla raccolta e dalla distribuzione, della ricarica e dello smaltimento degli e-scooter, per un totale di 320 g CO2/miglio nello scenario migliore. Quindi, già nel 2019 si parlava di una mobilità sostenibile poco sostenibile, in considerazione soprattutto della loro breve vita e dei problemi che lo stesso ciclo di vita degli E scooter presentano.


Un ulteriore passo, è stato fatto all'inizio del 2021, in cui la Società Acardis che lavora sullo sviluppo urbano sostenibile, ha analizzato le emissioni che emettono realmente i monopattini nei piccoli spostamenti quotidiani, scoprendo che un mezzo così piccolo può:

  • E-scooter Sharing: può emettere mediamente 105,5 grammi di CO2 a chilometro. Se si pensa che si trattano soltanto 5 grammi in meno di un’auto che porta tre persone a bordo e che ne emette in media 111 (individualmente), questi dati fanno davvero pensare. In paragone a chi sceglie un’auto elettrica, anziché il monopattino, egli può risparmiare 2,5 grammi di CO2 (dato che emette mediamente 103,0 grammi di CO2 a chilometro).

In riepilogo ai molti dati visti sopra, potremo sintetizzare così:

  1. Gli E-scooter Sharing, hanno un ciclo di vita breve (circa due/tre anni ) e con costi elevati e superiori ad altri mezzi di trasporto, che nel totale vanno ad impattare negativamente sull'ambiente, costituito dai (materiali utilizzati, dalla distribuzione, ricarica e smaltimento).

  2. Non sono eco-sostenibili, se pensati esclusivamente per le brevi percorrenze, (anche se sono stati progettati soprattutto per questa ragione!) perché consumano più emissioni di C02 in misura al chilometro tragitto, in paragone ad automobili con tre persone (non sono da considerare una/due persone a bordo fino ad un certo tratto chilometrico) ed auto elettriche.



Se il mondo attuale non è pronto per gli E-scooter


“Quando l'uso degli e-scooter sostituisce il viaggio medio in automobile, quasi universalmente realizziamo una riduzione netta degli impatti ambientali” .

University of North Carolina


La Rivista Internazionale di Ricerca sull'Ambiente e Salute Pubblica (MDPI), nell'agosto del 2020 ha pubblicato un articolo dettagliato ed aggiornato sulla questione degli e-scooter sharing, (veicoli elettrici a noleggio), in correlazione alla salute.

Lo studio ha analizzato il comportamento di circa 1070 E-rider, presso la città americana di Provo nello stato dello Utah (USA) nel 2019, attraverso un questionario on line di 13 domande aperte, inerenti il comportamento di guida (dove, perché, quando e come) a uomini e donne tra gli 18-24 anni. In sintesi, lo studio trasversale sull'uso degli e-scooter, ha evidenziato alcune peculiarità interessanti, tipo:

  • la fascia di età e genere: sono soprattutto i Millennials e specificatamente del genere maschile;

  • la motivazione principale: svago, ma anche lavoro e studio;

  • i numeri di incidenti ed infrazioni: che sono spesso associati ad un comportamento "disattento" della maggior parte degli intervistati (es. salire sul marciapiede, non utilizzare il casco, ascolto con le cuffie, eccetera). La disattenzione risulta il dato più preoccupante, perché influisce negativamente sulla salute; inoltre ci sono altri studi che confermano in generale la pericolosità del mezzo elettrico con "un incidenza superiore rispetto a quelli dei motoveicoli ed autoveicoli", riportato da incidenti alla testa, agli arti ed alcune volte addirittura mortali.

  • inattività fisica: anche se ci sono poche ricerche correlate all'attività fisica, "alcuni ricercatori sanitari hanno espresso la preoccupazione che gli e-scooter possano sostituire forme attive di trasporto come camminare e andare in bicicletta. Alcuni aziende di scooter sostengono che apportino dei piccoli benefici sull'allenamento a bassa intensità, nel rinforzare le gambe e nello stare in piedi".

  • Inquinamento dell'aria ed esposizione al rumore: lo studio riportato sul MDPI, sottolinea che all'aumento dell'inquinamento atmosferico, i veicoli a motore elettrico sono un ottima alternativa per far diminuire le emissioni nell'aria. Ma le preoccupazioni ambientali sul breve ciclo di vita degli e-scooter, sono riconfermate anche da questo articolo, come per lo studio dell'University of North Carolina, in cui le emissioni di gas serra, la formazione di particolato e l'uso di risorse minerali e fossili, che spesso vengono trascurate e così come la ricarica e lo smaltimento, sono tutti fattori in cui le aziende che li producono stanno cercando di migliorare con nuove tecnologie.


Pertanto, le cause principali che influiscono necessariamente sulla salute, sia in modalità negative che positive, dipendono soprattutto dall'uso sconsiderato dei cosiddetti E-scooter, ma non solo. Laddove ci siano le infrastrutture adeguate (es. presenza di piste ciclabili) o condizioni dell'ambiente appropriate (presenza di trasporti elettrici e scomparsa delle autovetture a motore nelle città), il problema non dovrebbe sussistere.


Ma il punto di riflessione che poniamo, potrebbe allora essere un altro:

  • E' forse plausibile pensare che il mondo attuale, così come è adesso, non è forse pronto per la presenza degli e-scooter (sharing)?

L'idea geniale di poter utilizzare questo mezzo così essenziale, comodo ed (apparentemente) eco sostenibile, funzionerebbe certamente meglio se, a disporlo ci fossero migliori condizioni urbanistiche, legislative e civili, affinché il mezzo utilizzato possa garantire la migliore performance di sempre.


In pratica, la visione di un mondo ad impatto zero, non è realizzabile se non si incastrano bene tutti gli elementi fondanti in tale progetto ambizioso. Ma ci sono fortunatamente delle buone notizie, riguardo due casi che sono già delle solide realtà, come per il ReGen Villages e soprattutto per il modello Amsterdam "Smart City".


I 2 Modelli eco-sostenibili e realizzabili


Immaginiamo di trovarci in una città, in cui le emissioni sono quasi a zero ed in cui possiamo girare tranquilli per i nostri parchi e vivere i luoghi che più amiamo, scegliendo il mezzo eco-sostenibile preferito, senza preoccupazioni alcune sia per l'ambiente che per la nostra salute.

Un sogno, direte voi. No, anzi. Una realtà possibile e già in parte visibile ad Amsterdam, la città che ha scelto l'ambiente come nuovo stile di vita. In pratica, sono già diversi anni che vi è la tendenza nel migliorare la città, partendo dalle emblematiche biciclette, (considerata la capitale mondiale della bicicletta) per poi passare a nuovi progetti che mirano alla Smart Mobility, come ad esempio Amsterdam Car-lite, che incentiva a lasciare il più possibile l'automobile a casa, favorendo l'uso di mezzi alternativi, sempre in modalità smart (es. noleggio tramite App).

La realizzazione di tale "ambiziosa agenda", che intende accompagnare Amsterdam verso una completa transizione Green, dove la mobilità predominante sarà quella "condivisa" con mezzi di trasporto pubblici più leggeri e puliti e veicoli ad emissioni zero, ritrova il suo fondamento con il concetto più generale di "Smart City", in cui si collocano i seguenti settori di sviluppo:

  • Città circolare: o meglio un'economia circolare che implementa nuove strategie di riutilizzo e riciclo dei materiali, per ridurre l'inquinamento e rifiuti;

  • Energia: nel fornire un pannello solare ad ogni cittadino in futuro;

  • Mobilità: Dal 2008 il car sharing è aumentato del 376%, ma non basta per una città che guarda avanti;

  • Cittadini e Living: mentre cresce la densità di popolazione ad Amsterdam, crescono in parallelo le iniziative per cittadini e turisti;

  • Città digitale: la città è iper connessa, tanto che nel 2016 Amsterdam si è classificata al secondo posto nell'European Digital City Index.

  • Smart City Academy: supportata dall'Università di Scienze Applicate di Amsterdam che condivide le sue informazioni dei progetti Smart City a tutti coloro interessati, è inoltre possibile partecipare con le proprie conoscenze nella sezione "Academy".

Naturalmente, tutto ciò richiama alla responsabilità dei cittadini e del governo Olandese nel lavorare bene insieme affinché sia possibile raggiungere il temerario obiettivo finale di una "Real Smart City", prefissata entro i prossimi 25 anni.



Una comunità rigenerativa, autosufficiente e resiliente".
"...accanto alle case delle piccole serre, dei giardini e degli orti, oltre alle serre comuni ad ambiente controllato e alle aziende agricole più grandi: ci sarà quindi una sovrapproduzione di cibo, e i residenti potranno fidarsi perché sapranno da dove viene".

James Ehrlich


Un altro modello di "visione ecosostenibile", è il ReGen Villages, con il suo primo "Eco-villaggio del futuro" presente in Svezia. L'Idea, nata a Silicon Valley da James Ehrlich, (il quale precisa di non essere un architetto, ma un imprenditore), con la sua Startup è in attesa di finanziamenti per poter procedere alla realizzazione di "Quartieri re-generativi rurali" nel mondo, che combinati con la tecnologia, offrono un sistema autosufficiente capace di fornire un approvvigionamento sicuro di risorse all'intera comunità.

Per la pianificazione di tali villaggi eco-consapevoli e per la loro successiva costruzione, è stato ideato il software Village OS, e come riportato dall'approfondimento di Domusweb.it, James Ehrlich dice che: "sfruttando l'intelligenza artificiale e machine learning per l’uso efficiente delle risorse". Il software, si delinea appunto come "un simulatore che tenendo conto di una complessità di fattori fra cui le normative locali, le caratteristiche ambientali specifiche del lotto e costi, anticipa e guida la progettazione e la costruzione".



#3 ragioni per acquistare/noleggiare responsabilmente gli e-scooter


Se il Covid19 ha cambiato la quotidianità delle persone in tutto il mondo, è chiaro che riprogettare il futuro, tendendo conto delle nuove variabili in corso, (Pandemia e Clima su tutte) diventa oggi la priorità nella vita degli individui. Quindi, ripensare al proprio stile di vita, cercando di rispettare l'ambiente con un attitudine alla cura per le piccole e semplici azioni giornaliere, (es. coltivando del rosmarino o salvia sul proprio balcone) dovrebbe essere il primo passo verso la cosiddetta Green Transition.

E così vale lo stesso per la scelta di un Monopattino elettrico, (protagonista di questo approfondimento) che oltre alla caratteristica principale di trasportare persone, dovrebbe essere scelto soprattutto da coloro che responsabilmente:

  1. Lo utilizzano seguendo le regole del Codice della strada, visto che viaggiano insieme ad autoveicoli, moto, biciclette e pedoni. Poi, anche se ancora non è obbligatorio, sarebbe di buon senso indossare quantomeno un casco ed un abbigliamento di protezione, per il rispetto di tutti, senza lasciare il proprio mezzo utilizzato abbandonato o parcheggiato ovunque.

  2. Considerare se è realmente il mezzo migliore per i nostri spostamenti, oppure no. In tal caso, si può optare per la bicicletta, mezzi pubblici o addirittura camminare se i tragitti sono piuttosto brevi. Essere responsabili per l'ambiente, vuol dire anche conoscere la propria città ed i suoi limiti sulle infrastrutture create per gli E-scooter (Sharing), valutando se la scelta (per i motivi visti sopra) va ad impattare sull'ambiente negativamente o positivamente.

  3. Valutare se l'acquisto (o abbonamento per il noleggio) è davvero un buon affare, dato che il ciclo di vita medio è veramente breve (di circa 2 anni).

Come abbiamo visto, investire sull'acquisto di un eventuale Monopattino elettrico, non è quindi una scelta da prendere a cuor leggero, perché deve tener conto di tante variabili che inevitabilmente andranno ad interferire sull'ambiente e sulle nostre "nuove" abitudini, in relazione allo Smart Mobility.

Pertanto, prima di una corretta transizione Green, se lo desideriamo, serve innanzitutto una Mente Green, che sia possibilmente responsabile, resiliente e con una visione di comunità condivisa.


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